Aspettando te, Francesco

Sono nella stanza numero 1141, sono qui da stamane dalle 10 e mi sono decisa di portare il pc perchè avrei tanto desiderato scrivere qualcosa di questa attesa, di questo – ormai – tuo arrivo, di questi nove mesi insieme. Una volta venivo qui per scrivere molto più spesso, ora il treno in corsa mi lascia sempre meno tempo e spazio ed ecco che poi i ricordi pian piano vengono scansati dai like di instagram, e la necessità di scrivere viene sostituita dal narcisismo delle instastories.

Sai, quando ero incinta di tua sorella avevo un diario della gravidanza. Un libretto ritirato in un negozio Prenatal: ogni settimana appuntavo tutto ciò che mi succedeva, dalle sensazioni, ai piccoli malanni, dall’inizio alla fine.

Con te mi sono sempre sentita in colpa perchè il tempo tiranno e l’era in cui viviamo non mi hanno dato quello stesso diario fisico e quelle stesse penne in modo da farmi scrivere a mano la testimonianza dei 9 mesi.

Mi restano le ultime ore di oggi, le ultime ore che mi separano da te. Mi hanno detto che domani mattina verso le 8.30 dovrei entrare in sala operatoria. Ho il pc qui, sono da sola sul letto e in extremis corro ai ripari perchè non voglio dedicarti meno tempo di quel che ho dedicato a tua sorella.

Francesco, sei arrivato in un giorno tra febbraio e marzo che nemmeno ricordo. Sei arrivato con nostra grande sorpresa, perchè non eri atteso, perchè eravamo troppo impegnati con i nostri viaggi egoistici, il nostro benessere materiale, il nostro narcisismo sui social. Ogni tanto io e tuo padre ironizziamo che sei figlio dell’eparina. Questo perchè a febbraio mi ero rotta la caviglia e per scongiurare l’intervento ho dovuto portare il gesso alla gamba destra per 40 giorni: per evitare il rischio trombosi, puntura di eparina ogni giorno alla pancia. Per me fu un incubo, io ho il terrore degli aghi e l’eparina doveva essere iniettata nel grasso della pancia in profondità. Ogni mattina un capriccio per questa puntura e ce l’ho fatta solo grazie a tua nonna Angelina che veniva in soccorso ogni mattina a farmela, nonostante i miei rituali capricci.

Non ho traccia dell’ultimo ciclo, febbraio fu un mese difficile: avevo appena dato le dimissioni da iFood insieme al gruppo delle amiche blogger, quello stesso giorno, come per una maledizione, mi ruppi il malleolo cadendo durante la mia prima lezione di pattinaggio (il pattinaggio sul ghiaccio ci ha cambiato la vita, cit. di tuo papà). Il mese che seguì fu un incubo poichè ero bloccata a letto, (dopo solo 1 mese di studio formalmente associato !) e poche settimane dopo, anche Sofia si ruppe le ossa del piede e così, come per le più affiatate coppie in simbiosi, empatia e sincronia, ci muovevamo insieme con gesso e stampelle.

A fine febbraio mi venne un sospetto strano, non saprei del perchè, ho sempre avuto un sesto senso ogni volta che rimanevo gravida. Ho cosi testato il metodo infallibile della temperatura basale e notato che la temperatura non scendeva mai.. per diversi giorni. E così ad appena pochi giorni di ritardo, confessai a Giuliano e Sofia il sospetto e tuo padre mi portò a casa il test. Con Sofia la buttammo sul ridere.. proviamo? Come funziona mamma? Che posso fare? E niente, tua sorella incorreggibile e con la sua inguaribile simpatia e spontaneità, mi segue in bagno. Le dico: funziona cosi: se esce 1 linea, non sono incinta; se escono 2 linee, sono incinta.

Dopo pochi secondi consegnai a lei lo stick. Mi divertivo a guardarla curiosa di questo nuovo esperimento: mamma sono due linee, oddio sono due linee!! Esce dal bagno, va da tuo papà e grida come fosse natale: papà papà la mamma è incinta, aspettiamo un bambino!! E subito vuole chiamare la nonna e Marie!

Giuliano mi guarda quasi incredulo.. ma come.. la lunga degenza, un mese difficile.. ma come è possibile? io lo guardo mentre mi faccio la risata per la reazione di Sofia. Sia fatta la volontà del Signore, era l’unica cosa che riuscivo a dirmi.

Ultimamente ad ogni compleanno di Sofia mi sentivo triste e vecchia, tua sorella stava crescendo a vista d’occhio, i primi peletti, ormoni, deodoranti, profumi, tacchetti, zeppette. Una signorina che mi sfuggiva via pian piano e non mi rimanevano che i ricordi delle foto e dei video del cellulare a cui guardavo con nostalgia malinconica. Un altro bimbo e bimba in casa mi sarebbe piaciuto tanto, anche se tuo papà diceva che ormai eravamo due vecchietti. Iniziare di nuovo, avendo avuto una esperienza così magica con Sofia mi sembrava un regalo troppo prezioso. Dopo tutto, dalla vita avevo già avuto tanto: il lavoro affermato, uno studio legale come nei miei sogni, l’attività di blogger e l’immenso affetto da tutto il web, i viaggi e gli inviti che arrivavano giornalieri e quella sicurezza economica che sognavo da sempre, per evitare di fare gli incubi di povertà che avevo da giovane.

Ti avevo desiderato a lungo eppure alla vista di quelle due linee, nonostante la goliardia nel vedere sofia così entusiasta, mi avevano messa un pò in crisi: e i viaggi? la libertà? le riunioni di food and law? l’obiettivo di creare una nuova società con le blogger? il pancione strideva con quella mia voglia di esibizionismo sui social, avevo anche appena intrapreso un cammino di fitness per sembrare più magra e soda nonostante l’avvicinarsi dei 40 anni.

I primi quattro mesi sono stati difficili: sono stata male con nausee, avevo sempre un brutto sapore in bocca e dentro di me, ero stanca e perennemente irritata, andavo in ufficio e lavoravo fino alle 19 ma a casa poi mi piegavo sul divano senza mai parlare nè mangiare. Non ero serena della gravidanza, andavo in bagno e mi chiedevo.. chissà se andrà avanti o finirà come la scorsa volta..

Ma tu hai resistito, nonostante la mia fredda accoglienza, hai combattuto, hai lavorato affinchè gli ormoni creassero l’ambiente ideale per la tua crescita.

A marzo, per pasqua avevo prenotato una vacanza a Cefalonia, così da riprenderci da un inverno difficile e “ingessato”. Al mare non stavo bene, mi sentivo gonfia, grossa, non ero serena e avevo ancora nausee continue.

A metà marzo mia sorella Valentina mi propone un viaggio con lei in America: accetto senza pensarci. Avevo bisogno di svagarmi, non volevo pensare alla gravidanza, volevo ancora sentirmi libera e egoista e così andai, nonostante le nausee e le preoccupazioni di tuo padre. Ho sofferto per ogni cambio di fuso orario, per ogni cena, perchè qualunque cosa mangiavo, avevo un grandissimo bruciore di stomaco. Maalox, Gaviscon e pantaprazolo mi facevano compagnia più volte al giorno.

 

Al rientro, sfinita per i bruciori da reflusso e dopo aver perso 4 kg, nonostante le 15 settimane, e con quel pizzico di preoccupazione avendo preso troppi medicinali, andai all’ospedale. Tutto bene: tu stavi resistendo e crescendo imperterrito.  E dopo 16 settimane, calmatisi gli ormoni, ho ripreso pian piano a sorridere, mangiare, lavorare.

Ancora non avevo detto a nessuno della gravidanza, non ero molto nel mood, ma le ecografie avevano dato tutte esito positivo, avevo fatto anche la morfologica e la ginecologa disse che le probabilità di malformazioni erano così basse, ma così basse che sembravo una ragazzina di 14 anni.

 

E poi la grande notizia: che eri un maschio! Non so perchè ma ti immaginavo femmina. Quindi sei stato una bella sorpresa.

Se è maschio, lo chiamiamo Francesco. Disse tuo padre. Come il nonno Franco, come il papa, come San Francesco, che un giorno apparve in sonno a tuo papà in tempi non sospetti annunciandogli che sarebbe diventato papà per la seconda volta e che il bambino si sarebbe chiamato Francesco.

Dopo un sogno del genere, come potevamo fare diversamente? E così Francesco, figlio mio, pian piano sei stato annunciato e benvenuto da tutti. Da maggio in avanti sono stati mesi intensi e belli: abbiamo continuato a viaggiare: siamo stati al mare, in Slovenia, in Sardegna, in tour vari, in Puglia e poi ad Ibiza. La tua mamma egoista non ha voluto rinunciare a nulla e nonostante la pesantezza che ho sentito per tutti i 9 mesi al basso ventre, ci hai permesso di fare tutto.

Al rientro delle vacanze, ho iniziato a soffrire sempre di più da non poter più stare in piedi o seduta. L’unico sollievo era stare tutto il giorno distesa a letto. Con un principio di rischio di parto prematuro, ci preoccupammo un pò: non sono riuscita a fare nulla e mi sono sentita frustrata. Relegata a letto senza la mia proverbiale autonomia, senza i miei progetti, tour, viaggi, senza la mia macchina. Non ho più potuto accompagnare tua sorella a scuola, non ho più cucinato, lavorato, fatto nulla.

Mi sono fatta coccolare da tua padre e da Sofia che mi hanno riempita di baci, di centrifughe, di colazione a letto.

Mi sono fatta coccolare da persone da tutta Italia che mentre crescevi nel mio pancione, hanno iniziato a mandarti regali, a riempirti di accessori, pensierini e coccole.

Sai che non ti ho potuto comprare nulla? Questa vita matta di tua mamma ha fatto sì che tu venissi accolto come un principino, dalle prime cremine a tutti i beni che serviranno durante la crescita. Ogni giorno in ufficio arrivavano pacchi per te.

Mi sono sentita così privilegiata e fortunata: con Sofia le cose non erano state facili, non avevamo tanti soldi e dovevamo contare sugli aiuti dei nonni. Con te, ho una situazione lavorativa che mi permette ogni lusso, ho preso anche i soldi della cassa forense, non ho quasi più il mutuo da pagare e sono stata sommersa da regali da aziende, agenzie e lettrici da tutta Italia.

 

E tu come mi ha ricompensata? Facendomi ricongiungere a mio padre.

Caro Francesco, proprio come il santo speciale di cui porti il nome, mi hai insegnato il perdono e l’amore per tutte le creature dell’universo, grazie a te, amerò ancor di più mio marito, ho ripreso ad amare il mio padre italiano che tanto mi ha dato e imparerò col tempo ad amare anche quel padre thailandese, che avevo immaginato, tra odio, paure, scetticismo e sogno e che ora sono pronta a conoscere.

Sei stato una benedizione, sei arrivato in un momento in cui non avrei potuto chiedere altro dalla vita pensando di essere già colma di felicità. Invece mi hai insegnato che si può amare ancora di più, e ancor di più si può perdonare.

Cercherò di crescerti con le attenzioni che meriti, prometto che non starò troppo al cellulare, prometto che non ti perderò di vista per colpa di una notifica, di una telefonata, di un commento a cui rispondere. Prometto che, come con Tua sorella Sofia, cercherò di vivere intensamente ogni tuo passo, documenterò con foto, video e ricordi ogni tuo traguardo.

Ti immagino uno scricchiolino con occhi a mandorla, ti immagino un piccolo Gengis Khan alla nascita che diventerà poi un uomo bello, come per gli standard thai: alto, moro e con il naso grande. Ti immagino mentre un giorno ti accompagnerò all’altare, sapendo che, come tuo padre, sarai in grado di un amore immenso e incondizionato.

Ti immagino. E ti aspetto.

6 Comments

  • Cecilia ha detto:

    Di quanto amore sei capace! Benvenuto Francesco, vi voglio bene!

  • Ileana ha detto:

    No vabbè Vaty, sto piangendo come una scema <3 Non so dirti quanto sia felice per te per voi. Vi voglio tanto bene.

  • Lina ha detto:

    Sono sul treno…e piango. Vi meritate tutta la felicità di questo mondo ❤️
    Vi voglio bene amica mia.

  • Tiziana ha detto:

    Che belle parole. Francesco sarà un bambino molto fortunato perché entra in una famiglia fantastica e piena d’amore. Un grande bacione a tutta la famiglia
    Tiziana, Alessia e Giuseppe

  • CLAUDIA ha detto:

    LeggendoTi si capiscono cose che si danno per scontate… ed invece no: SONO ESSENZA DI VITA VERA
    ✔ehhh fanno riemergere sensazioni uniche al mondo!
    Ps solo Tu, cara Vaty, potevi cogliere e descrivere tutto ciò, in questo modo…
    ✒GRAZIE
    Claudia T. STEZZANO

  • barbara baccarini ha detto:

    Ed io piango, sei capace di emozionarmi sempre.
    Grazie per essere cosi come sei, grazie per ciò che ci trasmetti.
    Sofia e Francesco sono due creature speciali, con due genitori da cui impareranno ogni giorno ad amare, perdonare e a dire grazie per tutto.
    Non vedo l’ora di abbracciarvi tutti e quattro.

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